— Con tanto amore per i suoi tesori, duchessina Remigia, ella pensa alla loro toeletta, all'acqua di Colonia, al nastro giallo e al nastro rosso, ma se non ci fossi io... creperebbero di fame!
— Magnanimo capitano, grazie! Mi raccomando: zuppa soltanto, pochina e niente carne! Non posso soffrire che Din e Don diventino grassi! Odio la gente grassa!
Il signor Zaccarella, oltre ad avere la faccetta secca, gialla, da giovine vecchio, senza nemmeno un'ombra di peluria, è magro, più di un angolo in croce. Egli interpreta l'odio della duchessina contro i grassi, come un complimento a lui diretto e questa volta le perdona l'ironia del capitano.
— Sa fare, la piccola!
Il ritardo prima di mettersi a tavola, l'interruzione per l'improvvisa comparsa della duchessina, il caffè, il kirsch, poi di nuovo il thè... è venuta l'ora della partenza. In fatti i due soliti landò e l'omnibus aspettano già pronti dinanzi all'albergo, quando entra in sala il portiere con un telegramma.
— Luciano! — mormora sottovoce donna Maria prendendo il dispaccio. — Grazie.
Ella lo apre senza il più lieve sussulto, senza nemmeno un atto di curiosità. È sicura che non ci può essere per lei nessuna notizia gradevole e alle noie e alle contrarietà, ormai c'è tanto avvezza!
Legge, poi si rivolge alla madre:
— Andate voi soli a Villars. Io aspetto Luciano a Bex. — Dà il telegramma aperto al signor Zaccarella che, a sua volta, lo legge prima piano, poi ad alta voce.
— «Preso automobile». — La scusa della sua partenza improvvisa da Lucerna per Parigi, questa volta, era stata l'acquisto di un'automobile. — «Presa automobile. Una Mercedes-Janko. Tu aspettami a Bex col signor Zaccarella. Tua madre, famiglia, proseguano Villars. Saluti».