— Indietro, signori!... Partenza!

Il conte Gambara salta dal predellino, rimanendo in bilico sulla punta del piede destro; si rinnovano, con maggiore animazione saluti e auguri e il treno parte.

Remigia, stanca, si lascia cadere sopra una poltroncina:

— Chi sa, a Roma!

— Chi sa! — ripete Mimì, immaginandosi pure accoglienze e feste straordinarie.

— Basta che non arrivi troppo spettinata!

Remigia, così dicendo, appoggia il capo alla poltrona e resta lì tutta notte, seduta scomoda e senza quasi poter dormire, per non arrivare a Roma con i capelli scompigliati.

Invece a Roma... È una bella delusione!

Il treno non si è ancora fermato e già Remigia sporge il capo dal finestrino sicurissima di scorgere Jack — tesöro! — sotto la tettoia, in compagnia de' suoi colleghi... Già le sembra di udire, lontano, un tararan, tararan di marcia reale... Invece, nessuno! Fra tanta gente, nessuna conoscenza!

— Mimì!... Giacomo non c'è!