— Impossibile!...

Anche Mimì guarda fuori: i forestieri, scesi dai vari scompartimenti si allontanano a frotte, con i facchini. Dinanzi al loro vagone non c'è che la Carolina appoggiata alla sacca delle ombrelle, vicino a un grande scatolone posato per terra.

È uno dei tanti cappellini di Remigia arrivato da Milano all'ultimo momento.

— Dov'è andato il signor Zaccarella? — domanda la Carfo alla cameriera.

— A fissare le carrozze e a cercare i facchini!... Si chiamano e non si degnano nemmeno di rispondere! — La Carolina è di malumore; ancora tutta piena di sonno, ha la paglietta storta e la faccia nera di polvere.

Remigia rientra nel vagone: non può credere a sè stessa.

— Forse Giacomo si sarà sbagliato! Crederà che io arrivi con un'altra corsa!

Mimì resta un istante pensierosa:

— No, non può essere; non c'è che questo treno diretto, che arriva a Roma da Bologna, alla mattina.

— E allora?... Gli hai telegrafato ben chiaro?