Ma la comparsa del signor Gaudenzio, se ha fatto emettere un grido di allegrezza alla cameriera, rende la padrona addirittura furibonda.

— Andiamo, Mimì! Scendiamo!

— Aspetta, Idola, che ti aggiusti la veletta!

L'Idola, seccata, l'allontana con una spinta:

— Anche tu! Lasciami stare!

Strappa la veletta dal cappello dispettosamente e la caccia nella borsettina rossa.

Valeva proprio la pena, per essere ricevuta a Roma dal signor Gaudenzio di non dormire tutta notte e di fare un'ora di toeletta dopo Orbetello!

Questo signor Gaudenzio, è un vecchietto con i baffi, la cravattina colorata e con un piccolo bastoncino sempre fra le mani. Ha l'aria più di un sensale che di un servitore. Donna Remigia non lo può soffrire: sa di pizzicheria! In fatti, egli è da più di trentanni in casa D'Orea. Ha cominciato facchino di studio, poi fattorino, e al presente, mezzo servitore e mezzo segretario, è il vero factotum di Sua Eccellenza!

Il signor Gaudenzio è sempre faceto, anche alla mattina presto, e si mette subito a raccontare ridendo, alla signorina Remigia, l'avventura che gli è toccata:

— È tutto un viavai di treni, lunghi come contrade, in questa stazione! E io, mi ci perdo!... Anche stamattina, invece di prendere la strada di Bologna, ho preso quella di Napoli!... Aspetta, aspetta, aspetta!... Credo, io, che non le vedevo arrivare!