— Téé! Téé! Téé!... Tuff! Tuff! Tuff!
È un automobile. Si ferma dinanzi all'albergo.
— Chi è?... È Luciano!... Proprio Luciano!...
Remigia dà un grido di gioia.
— Mimì! Mimì! Luciano! È qui Luciano!
Remigia non è più sola! Con suo cognato, potrà girare tutta Roma, i teatri e divertirsi!
— Che bravo! Che bella improvvisata!
Remigia, di suo cognato, ne fa adesso tutto ciò che vuole; i loro rapporti sono cordialissimi. Luciano, è vero, è molto cattivo con sua moglie, che è poi la sorella di Remigia, ma questo a Remigia, poco preme. Egli ha relegato Maria a Fiumicino per la consueta gelosia ingenita e per poter risparmiare sulla moglie ciò che spreca, stupidamente, con l'amante; ma questo, a Remigia, che fa, che importa? Anzi, «la piccola peste» s'è messa a proteggere e a difendere il cognato contro la sorella: Maria è una esagerata, una donna troppo eccessiva e... opprimente.
— Ah, mon Dieu! Che tragediografa!
In quanto a don Luciano, egli s'è messo a corteggiare la cognatina perchè, davvero, la trova molto chic e poi... per ingelosire e far dispetto al fratello e alla moglie.