Remigia ride, poi domanda:
— E mia sorella? È qui?
— Oh, no, per grazia di Dio e volontà di chi comanda! È a Fiumicino, a far la cura dell'aceto e a sobillare la zia Gioconda!... A metterla su contro me!
— La zia Gioconda? — Remigia è assai maravigliata.
— Fiumicino superiore e Fiumicino inferiore, sono ormai un Fiumicino solo!... Immagini tu, Maria, con la sua superbia e le sue ridicole schifiltosità, sempre insieme e in lega con la zia Gioconda?
L'Idola si fa seria: — Certo, certissimo! È per amore di Giacomo che quell'ipocrita lacrimosa di sua sorella ha voluto conquistare la zia Gioconda! — Ma resta pensierosa un attimo soltanto, rasserenandosi subito con una scrollatina di testa. — Facciano un po' quello che vogliono! Lei è a Roma per divertirsi!... E lei, e non sua sorella, è la moglie dell'onorevole D'Orea, del ministro!
Si china sulla seggiola sporgendo verso Luciano il visetto arguto:
— Tu, allora... si capisce! Sei qui per la divina arte canora!
Don Luciano arrossisce leggermente facendo un sorriso da fatuo, senza dire nè sì, nè no.
— Già, già, già! — continua la maliziosetta. — Teatro Costanzi: La Manon!... Oh, bella! Diventi rosso?... Ancora? Ma sì! Rosso! Rossissimo, sino alla radice dei capelli... che non hai!... Bravo cognatino! Perduto il pelo, ma conservato il pudore! — Poi soggiunge sottovoce, risolutamente: — Ricordati: questa volta, voglio proprio vederla!