— Addio, gioia! Vieni presto a Villars!... Din!.. Diin!... Doon!... Qui! Subito qui!

Maria Grazia rimane sola, sul grande portone dell'albergo, a vederli partire. Anche il signor Zaccarella è andato alla stazione per i biglietti, per tutto quello che c'è da fare. Quando non vede più le due carrozze seguite dall'omnibus, ella rimane ancora lungamente ritta, immobile, gli occhi pensosi a guardare lungo la strada solitaria.

Che vuoto! Che vuoto! Dio! Dio! Che vuoto intorno a lei!

Il cielo è ancora fosco, tutto coperto; ma la pioggia è quasi cessata. Maria fa qualche passo macchinalmente: non piove più. Ella continua a camminare a caso, adagio adagio, assorta, distratta. Vede una chiesuola in fondo a un prato verde, circondato da un muricciuolo... è aperta; entra. La chiesa è deserta. Un solo lumicino acceso a' piè d'una Madonna posta sul piccolo altar maggiore, nudo, con il dorsale della tovaglietta ripiegato.

La giovane signora osserva quella Madonna scolpita goffamente nel legno e goffamente dipinta: eppure ne sente il mistico fascino e la soave poesia. La guarda... siede sulla prima panca, in fondo alla chiesa, e continua a guardarla... così, senza pregare.

Pregare? Che cosa avrebbe potuto chiedere? Nulla. Che cosa avrebbe potuto sperare? Nulla.

Maria continua a guardare, a fissare la rozza immagine della Madonna, sola con lei, in quel giorno, sola come lei, nella chiesa deserta; come lei, in quel momento, abbandonata da tutti.

— Povera e cara Madonnina di Bex! Povera, sì, molto povera quella Madonnina... e brutta!

Il manto azzurro e il vestito rosso di seta, sono miseri e stinti... Non ha corona quella regina dei cieli, non ha gioielli, non ha ornamenti...

Maria sospira: sente che si dilegua anche quel po' di conforto che le era penetrato nel cuore. Le sembra, che persino la rozza immagine di legno, ripeta a lei, così bella e così ricca, quelle parole fredde, terribili, che tutti le dicono, che tutti le sussurrano in famiglia, nel mondo, come un rimprovero e come un ammonimento, quelle parole che le tolgono persino il diritto di soffrire, e di piangere: