— Dunque, Eccellenza, posso anch'io congratularmi? Con tutto il cuore e con tutta l'ammirazione che sento per lei?...
Giacomo si scuote, balzando in piedi.
— Di grazia, contessina Mimì! Risparmi le felicitazioni e l'eccellenza! Mi dia invece dell'imbecille e mi faccia le condoglianze! — Si apre l'uscio; si volta: — Oh, bravo, il caffè!
Siede di nuovo sulla poltrona pallido, ansante per l'improvviso accesso d'irritazione, aspettando muto, gli occhi fissi, che il cameriere deponga il vassoio sopra un tavolino e se ne vada. Il caffè lo ha ordinato nel salire. Subito che Mimì glielo versa, ne ingoia due tazze, avidamente.
— Vede, buona e cara signorina?,.. Sto in piedi a forza di caffè e di tè. Ma sono... galvanizzazioni usuraie, come dice, ammonendomi, il dottor Davos!
Mimì, intanto, l'osserva con una stretta al cuore: è pallido, smunto, ma con gli zigomi accesi e con la fronte madida di sudore. Ha le occhiaie gonfie, con le borse; le tempie vuote.
— Come mi trova? — domanda vedendosi osservato. — Molto giù, non è vero?
— No! No! — La giovine, ha nuove vampe di rossore. — Si vede soltanto, che è molto stanco! Si capisce, del resto, col grande lavoro di questi giorni! Ma, fortunatamente, la Camera si chiude, non è vero? Ella potrà prendersi un po' di vacanza e si rimetterà presto. E poi, deve far bene anche sentirsi l'animo contento, avere il cuore pieno di soddisfazioni!
— Oh, contentissimo! E le mie soddisfazioni... — Giacomo s'interrompe con un sorriso amaro; — oh! le mie soddisfazioni sono addirittura straordinarie!
— Signor D'Orea! — replica Mimì vivamente. — Non dica così! Non sia tanto ingiusto con sè stesso e con gli altri! Non è una soddisfazione grandissima il vedere come tutti le vogliono bene e come tutti la stimano?