— Remigia! Remigia! — mormora sottovoce la Carfo spaventata. Ma Remigia non l'ascolta più e continua, ironica a sua volta:

— Del resto, mia sorella non è sola a Fiumicino! Ha la buona, ha la cara compagnia della zia Gioconda, con la quale se la intende... a meraviglia!

Giacomo fa un passo, lanciando contro la moglie un'occhiata terribile:

— E con ciò, che cosa vorresti dire?... Che cosa vorresti insinuare? Se mia cognata ha dell'affetto ed è piena di riguardi per nostra zia, tu, invece di... fare come fai, dovresti cercare d'imitarla!

— Già! Già! — ribatte Remigia più forte. — Il grande modello! Dovrei imitare il grande modello! Ma... come si fa?... Tutti non possono avere le doti, le virtù, la grazia, la soavità di una così perfettissima... perfezione!

— Senti, Remigia. — Le labbra umide di Giacomo battono convulsamente. — Io ho bisogno, almeno in casa mia, di tutta la quiete possibile. Spero... Voglio sperare che non sarai venuta a Roma per tormentarmi, per avvelenare anche i pochi momenti che posso avere di riposo... Sarebbe troppo! Ah, vivaddio, sarebbe troppo!

Remigia ha uno scoppio di pianto. Non per paura, nè per dolore; anche lei per dispetto e per ira.

Giacomo, alla vista delle lacrime, corre a prendere il cappello afferrandolo furiosamente per andarsene; poi torna vicino alla moglie squadrandola bieco. Mimì, sbigottita, cerca di frapporsi; egli l'allontana con la mano, mentre si curva su Remigia parlandole quasi all'orecchio:

— Ho sempre creduto poco alle tue lacrime. Oggi, non ci credo più. Puoi risparmiarle. Sarà tanto di guadagnato per tutti e due! Ti saluto! — Quando passa dinanzi a Mimì, le dice — buon giorno! — senza fermarsi e se ne va sbattendo l'uscio. Ma rimane assente solo pochi minuti. Ha capito di essersi lasciato trasportare, di aver avuto torto ed è pentito. Entra, e si ferma sulla soglia dell'uscio un po' confuso, guardando le due giovani signore e scrollando il capo con tristezza grande. Mimì continua ancora a singhiozzare. Remigia pallida, con gli occhi torvi, è tutta fremente e vibrante di collera.

Giacomo si avanza lento, passo passo, e si ferma dinanzi alla moglie, curvo, le braccia penzoloni, in atteggiamento umile, di scusa: