I ministri, che tengono chiusi gli occhi, li aprono e stanno attenti; quelli che scrivono, si fermano ed alzano il capo: nessun applauso... e nemmeno alla fine del discorso. La Camera accoglie le «comunicazioni» con un atteggiamento quasi ostile. Si attendono i commenti. Questi seguono brevissimi, abili, cauti, insignificanti e finiscono in un mormorio eloquente, ma cauto del pari, che si alza dai vari settori. Dopo un momento risuona dall'Estrema Sinistra una sghignazzatina tosto repressa: si guarda, ed anche da altri punti si ride.

— La patria è salva, ed anche Menelich! — grida una voce dalla tribuna della stampa. — Fuori i lumi!

Il Presidente della Camera si scote nell'alto seggiolone e stralunando gli occhi aggravati dall'ora afosa, afferra macchinalmente il campanello.

Ssst!

Di nuovo s'impone il silenzio, ma senza ottenerlo, e tra le proteste, i bravo! e le risate, si alza, dal primo settore di Sinistra, uno dei più eleganti e giovani deputati, legislatore autorevolissimo fra gli sportsmen. — Peccato! Non si vede di lui che la bellissima, perfetta pettinatura. Presa la parola, e impappinandosi frequentemente, egli tien sempre il capo basso e gli occhi rivolti verso un paio di cartelle che ha spiegate sul banco. L'oratore — «di fronte alla situazione parlamentare creata dagli ultimi eventi, di fronte alla palese inopportunità di procedere nelle condizioni del momento alla discussione dei progetti di legge che... furono... abbiamo... sono alle viste, propone» — si ferma, si fa coraggio — «propone che la Camera anticipi le vacanze e venga riunita a novembre.»

Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio dei ministri, si alza subito a sua volta per dichiararsi d'accordo con l'onorevole preopinante: raddoppiano gli urli che fluiscono in un'omerica risata su tutti i banchi.

— Compare! Compare!

— Musicaa!

Ma la proposta, più che approvata, è messa in pratica: tutti si alzano e si affrettano alle uscite, ridendo, gesticolando e buffoneggiando.

Su, nella tribuna del corpo diplomatico, anche la marchesa della Gancia si alza, con gli altri, per uscire. Ma ella rimane un istante ritta in piedi, vicino al parapetto, e fissa gli occhi un'ultima volta verso la tribuna della stampa: Barbetta-rossa è in piedi, attento. Ella apre e chiude il ventaglio due volte, lentamente, poi lo batte con un piccolo colpo della mano.