Quel giorno, oltre a donna Remigia D'Orea, non c'è di signore altro che la principessa Guendalina Capodimare, — la sorella del marchese Pio, — e sola, senza il marito, di servizio ai Vaticano. Di uomini, Sua Eccellenza il conte D'Entracques e il cavaliere Paparigopulos, figlio di papà... Paparigopulos, il più grosso Nabab, tra i banchieri greci, quotato alle Borse di Trieste e di Vienna, per cento milioni di fiorini!
Al pranzo, dalla marchesa Quanita, mancano due commensali, che dovevano appunto formare il prescritto numero otto e che si sono scusati all'ultimo momento: don Luciano D'Orea per un'improvvisa indisposizione, dichiarata dalla marchesa, ai suoi invitati, una manonlite acuta, e il conte Cincino d'Ermoli, fratello minore del marchese Pio, a motivo di un convegno con il direttore della casa Edison-Schmid di Stuttgart.
— Ma verrà più tardi, certamente! — assicura la Capodimare, rivolgendosi a Remigia. — Mi ha detto tanto che desidera salutarvi!
Il della Gancia è abbastanza ricco per il maggiorasco e per l'eredità di uno zio, ma Cincino d'Ermoli ne ha sempre avuti pochini e ne ha sempre spesi assai, fin da quando era studente a Milano, al Politecnico. Da un anno, sollecitato, spinto dalla famiglia, ha preso il diploma di ingegnere elettricista, e comincia anche ad esercitare la professione, un giorno sì e l'altro no, fra una partita al club, e una giornata di corse.
Il pranzo, appunto perchè ristretto ed intimo, comincia senza freddezze e sussieghi e procede animatissimo. La Capodimare e la D'Orea, si sono date subito del tu, fino dal primo incontro. Non si erano ancora mai trovate insieme, sebbene fra le rispettive famiglie, oltre all'amicizia ci fosse persino un po' di lontana parentela.
— Che combinazione!
— Proprio una stranezza! Ma quand'ero ragazza, con mammà, ci sono stata pochissimo a Roma e pochissimo anche a Napoli. In campagna, oppure — e Remigia pronunzia la parola lunghissima e difficile facendo le più graziose boccucce e strizzando gli occhi — oppure, in continua locomobilizzazione. Ah, mon Dieu! Quanti monti, quanto mare e quanti laghi, nei ricordi della mia tenera infanzia!
Fra le due giovani signore, nasce subitanea la più gioconda e viva simpatia. Proprio davvero: anche la simpatia di Remigia per la Capodimare è vivissima e sincera.
— Che cara gioia!... E com'è bella!
Donna Remigia, fatto appena il suo ingresso nel grazioso salottino in via della Mercede, si sente come oppressa e depressa. Sono le magnifiche spalle, è tutta la fiorente e aulente esposizione del seno superbo di Quanita, che la soffocano, la umiliano e le fanno dispetto, tanto più col D'Entracques, lì presente, e che ammira con la caramella fissa nell'occhio.