— Papa... rigopulos? — Gli occhietti lustri e sfavillanti si fermano attoniti e interrogativi.

— Appunto! Che è quel greco che guarda e... sospira.

Negli occhietti lustri della duchessina sfavilla un sorriso furbissimo.

— Papa... rigopulos?... Capito e cito!

Non parlano più sottovoce tra di loro, ma si uniscono alla conversazione generale. Il Paparigopulos, sempre muto e con lo sguardo obliquo che sfugge l'occhio altrui, torna a sorridere deferente, ossequioso, approvando sempre, approvando tutti con i continui profondi inchini del grosso testone che sembra premere sopra l'esile corpiciattolo senza sagoma, che riempie di angoli il frac.

— Capito e cito! — Capito... che cosa?... — Che il figlio di Nabab guarda e sospira innamoratissimo dell'aerea principessa. Capito questo, ma... alto là: innamoratissimo lui. In quanto a lei, la principessa, irreprensibile e monda come l'ermellino!

Così almeno, anche se non ci si crede, è detto e fermamente sostenuto da quelle dieci o dodici, — fra principesse e duchesse, — sempre unite e tra di loro solidali nella difesa e nell'offesa, che costituiscono la cerchia più ristretta, più alta e inaccessibile dell'autentica aristocrazia romana. Padronissime poi, quelle altre che non contano, d'inventare che il piccolo Paparigopulos è insieme, l'amante e il banchiere e anche, magari, che le grosse, magnifiche perle della Capodimare, sono di provenienza greca e non romana. Che importa di quelle altre? Fresca nobiltà venuta di fuori, fastosa borghesia risalita di dentro, con la Capitale... Chi ci crede, chi ci bada e da chi sono ricevute?...

Remigia, quella sera, vuol piacere, vuol farsi adorare e ci riesce. È affettuosa con Quanita ed ha vivi accenti di ammirazione per Guendalina.

— Lascia che ti veda, gioia! Sei tanto bella! Sento che ti voglio già bene!

Là, in quel piccolo Olimpo dai posti numerati e riservati, ella si guarda bene dall'assumere la prosopopea di Remigia Iª regina di Pontereno: è così avveduta e scaltra, da ritornare in sull'attimo, la duchessina, semplicemente, «la piccola» di Villars.