Remigia, parlando con il generale, sorride, rossa, animata: il generale, invece, diventa sempre più pallido, e mentre donna Remigia alza il tono della voce, egli lo abbassa.

Il marchese Pio, che non si cura della sorella, e tanto meno della moglie, tien d'occhio la duchessina, guardando di sopra, guardando di sotto all'Italie. Pensando all'atto ardito con il quale egli ha fatto fiasco in carrozza, più che geloso, si sente invidioso del D'Entracques.

— Vecchio fauno!... Come fa quel vecchio fauno a darla ancora ad intendere alle donnine?

Invece, tutto il contrario; è Remigia che la dà «ad intendere» al generale. Questi, comincia davvero a perdere la testa; Remigia, adopera la sua molto bene.

Il generale a lei piace... e piace assai. Ma è una simpatia, se non ispirata, certo confortata e mossa dal ragionamento.

— Ci sto, perchè ci sono comandato! — è la divisa di quel generale-ministro. E quando avesse comandato lei, da sovrana, quel ministro-generale non sarebbe sempre stato a' suoi ordini?

Questo, per il morale della cosa. Per il resto... che desìo, poterla far tenere a quelle antipatiche grassone, così superbe e sbuffanti!

— Invece sì, generale! Chi sa quante volte ella mi ha incontrata, vista, m'è passato vicino... senza accorgersene.

— Non è possibile!

— Ma se ci sono stata tante volte a Roma, con mio marito!