Anche Giacomo non può a meno di ridere.

— Insomma... la famiglia è cresciuta.

Remigia, con le belle ditine affusolate, liscia la barba del marito, poi gli aggiusta il nodo della cravatta.

— Sei di buon umore? Ti senti proprio bene? Oh, che beatitudine! Come sono felice! — Vede sul tavolo il servizio del tè, una bottiglia di Marsala e un piatto di tartine. — Oh! Oh! che trattamento! Mi servo, sebbene non invitata!

Prende una tartina, la guarda, comincia a mangiarla adagio, delicatamente:

— Uhm! Che bontà!

— Oggi non ho pranzato affatto. Ho preso un tè alle dieci, con un biscotto.

Mimì si sente serrar la gola. — Remigia l'ha proprio su contro di lei! Si sforza tuttavia di parlare per ottenere una risposta, uno sguardo.

— Ho tanto insistito col signor D'Orea perchè si facesse portare almeno un'ala di pollo, una tazza di consumè! Non c'è stato verso!

— Hai fatto benissimo! — esclama la piccola dispettosa, sempre rivolgendosi a Giacomo soltanto. — Mangiare e poi andar subito a dormire? Ohibò! — Vicino alla teiera c'è un altro vassoio d'argento. — Biglietti da visita? — domanda. — Ve ne sono quattro, piegati a due a due. — Per me?