— Sì: li hanno portati... — Alla povera Mimì si spezza la voce, — ... prima di pranzo! — Ella spinge il vassoio dinanzi all'Idola con la piccola mano tenera e bianca agitata da un tremito.

Remigia prende i primi due, a caso, e legge a mezza voce:

— Il conte Martino D'Entracques. — Li lascia cadere di nuovo, con grande indifferenza, nel vassoio. — Sai, Giacomo, tesöro, che è ben ridicolo questo tuo collega della Guerra?

— Ridicolo?... Perchè?

— Ma sì! È brutto come Don Chisciotte! È vecchio, ed è ancora pieno di pasticci con le donne!... Con un'americana, mi ha detto Quanita!

Giacomo si mette a ridere.

— Se ha pasticci con le americane, fa male... e gli faranno male! Ma... vecchio? Adagio; ha la mia età!

Remigia, stupefatta, batte forte le mani palma a palma:

— Possibile? Sembra quasi il tuo papà! — Raddrizza il canto piegato e legge il nome degli altri biglietti: — Avvocato Leonida Staffa, Deputato al Parlamento, Sottosegretario di Stato al Ministero dei Lavori Pubblici. — Un grido di sorpresa allegrissimo: — Il Leonida dal cappellone?

Giacomo D'Orea si fa serio.