— Il Leonida dal cappellone?... — ripete Remigia, ma, adesso, con un accento sdegnoso e irritato. — Che cos'è venuto a fare da me? perchè mi ha portato i biglietti?
Giacomo è pure seccato, ma come si fa?... Ormai è un suo collega e bisogna rassegnarsi.
— Mi ha detto oggi alla Camera, di averti conosciuta a Toblach e di aver ballato con te!
— A Toblach?... Ci sono stata... dieci anni fa. Ero ancora una bimba!
— Insomma, dice di conoscerti e vuol venirti a salutare.
— Rabbagasse?
— Proprio... Tutto lui! Dopo essere stato a Corte gli è venuta la smania di frequentare le signore dell'alta società. D'altra parte è un mio collega, è con me ai Lavori Pubblici, non gli si può chiudere l'uscio in faccia! Anzi, ti prego, quando lo vedrai, fa di tutto per essere gentile. Sono gli incerti del mestiere!... Porta pazienza, cara mia: sarà per pochi mesi, e ritorneremo liberi cittadini in libera... casa nostra!
— Passi dunque anche Leonida e il suo cappellone! — Se Giacomo, con questo discorso, ha perduto un po' del suo buon umore, non l'ha perduto Remigia. Anzi, è diventata ancora più allegra, più espansiva e giuoca facendo le treccine con la barba brizzolata del marito. — Io sarò gentilissima con Rabbagasse, te lo prometto, ma anche tu, non devi dirmi di no...
Giacomo lancia un'occhiata a Mimì.
— Non devo dirti di no?... A che proposito?