Remigia, più o meno esattamente, ripete tutto il discorso fattole dalla Capodimare: la commissione tecnica, la telegrafia senza fili, l'impianto delle future stazioni, la nomina ambita da Cincino D'Ermoli e conclude:

— Questo favore piccolo piccolo, è il primo che ti domando da che siamo marito e moglie; non puoi proprio dirmi di no!

La povera Mimì non fa che diventar rossa e pallida, passando da un'inquietudine a un'altra e non le riesce di fare una gugliata senza aggrovigliare il filo o pungersi le dita. Ma il signor D'Orea ha promesso a sè stesso fermamente di non volersi inquietare e ci riesce.

— Senti, cara: proprio stamattina, io ho detto alla tua buona Mimì che odio le raccomandazioni. Per me, ogni raccomandazione è un sinonimo d'ingiustizia e non ottiene che un effetto negativo. Invece di prendere il raccomandato in considerazione io lo prendo in sospetto.

Remigia, quasi, comincia lei ad arrabbiarsi:

— Raccomandazioni? Mai più! È un favore che tu fai a me e a nessun altro!

— Brava! Sicuro! — esclama Giacomo scherzando. — Ha sentito, signorina Mimì?... La differenza... è enorme! Dimmi, intanto, questo Cincino D'Ermoli, che roba è?

— È il fratello di Guendalina.

— E che cosa ha fatto?

— Niente. E siccome desidera appunto di mettersi a fare qualche cosa, vorrebbe approfittare di quest'occasione, per andare lontano da Roma, dagli amici, da tutte le tentazioni!