— Bravo! Bravo ragazzo! Ma tu, per altro, non sai che questa commissione, non sarà molto numerosa. Quattro o cinque ingegneri al più. E... non giovanotti che devono essere incoraggiati... a mettere giudizio! Alte personalità competenti in materia! Uomini... maturi, che già fanno parte del Ministero dei Lavori Pubblici o del Ministero delle Poste e Telegrafi e che da un pezzo lavorano, fanno onore a sè e al paese, hanno già dato prove, scritto studi e memorie in argomento. Il tuo... come si chiama?
— Ingegnere Cincino D'Ermoli.
— Il tuo ingegnere Cincino D'Ermoli, merita lode per i suoi buoni proponimenti, ma non è giusto che gli altri perdano per cagion sua una nomina, un onore, cui hanno diritto. Ti pare?
— Allora... Fate così! — Remigia ci pensa un momento, poi esprime la sua idea. — Invece di mandare quattro o cinque ingegneri soltanto, mandatene addirittura sei; Cincino D'Ermoli in più. Così non commetti ingiustizie e mi fai tanto contenta!
Mimì non può resistere a una così deliziosa ingenuità; si alza e corre a baciare l'amica:
— Cara! Non sei in collera con me?
— Perchè?... Diventi matta? — Remigia, risponde seccamente.
Giacomo osserva le due giovani signore, soffocando in sè stesso le proprie osservazione e i propri dubbi. — Quanto sarà sincera... la bambina? — Pure, seconda il gioco, e come si fa appunto, qualche volta, con le bambine riottose, finge di cedere e di acconsentire, pur di evitar capricci e noie.
— Domani, fammi sapere nome, cognome, titoli accademici, se ne ha; ciò che ha fatto e ciò che precisamente vorrebbe fare il tuo protetto.
— Mi giuri che avrà la nomina?