— Non giuro mai!
— Me lo prometti?
— Non posso promettere ciò che non dipende dalla mia sola volontà; ma quando vedrai la tua amica Guendalina le dirai che la domanda di suo fratello sarà presa, certamente, nella dovuta considerazione. — Si sente stanco, si alza per andare a letto. — Anche domattina devo essere al Ministero prima delle sette!
— E... la salute? — Mimì Carfo, così dicendo, avvolge il signor D'Orea, con la grande tenerezza de' suoi occhi azzurri, in un'ondata di luce dolcissima, affettuosa.
Giacomo guarda la fanciulla con malinconia, con tristezza.
— Penseremo anche alla salute... A suo tempo!
Stringe la mano a Mimì, stringe e bacia la mano a Remigia e se ne va solo, mormorando la buona notte.
Uscito Giacomo, Remigia rimane un istante seria, a riflettere, con le ciglia aggrottate: dal suo volto sono spariti il sorriso e la fresca ingenuità della bimba. Sembra invecchiata di dieci anni; è la donna irritata. Ad un tratto si scuote e scrolla la testa furiosamente.
— Scommetto che quell'... apata lì, non farà un bel niente di niente! Figuriamoci se vuol scomodarsi per me! Non sono mia sorella!
— Per amor del cielo!... Può sentire! — mormora la Carfo spaventata.