— Senta pure! Tanto... per il bene che ci vogliamo! Antipatico e... apata. Apata! Apata!... È il primo favore che gli domando, niente! E sa che si tratta della mia amica più buona e più cara! — Questa è una pugnalata che trafigge il cuore di Mimì, ma è tirata apposta. — Che importa a lui delle mie amiche, di mammà?... Di tutte le persone alle quali io voglio bene?... Niente! Anzi, le detesta!

— Questo poi no! Hai torto! È così buono invece... — Mimì vorrebbe difenderlo, ma Remigia l'interrompe con una sghignazzatina ironica.

— Buono... con te? Ah! Ah! Ma forse adesso... Può darsi!... Gli fai una corte sperticata!...

Mimì non risponde: diventa pallida pallida, le spuntano subito le solite lacrimone.

— Se tu sapessi, — continua Remigia, — che cosa, in altri tempi, diceva anche di te!... Ma no; cito, cito! — Con la mano si chiude la bocca.

Mimì piange dirottamente.

— Ecco! Ci siamo! Ah, mon Dieu, che bel divertimento! — Si mette con i pugni sui fianchi e gira su e giù canterellando a mezza voce: — Ci siamo! Ci siamo!

La lascia sfogare un poco, poi le si ferma dinanzi.

— Vuoi farmi un piacere?... Uno solo, ma grande?... Rispondi!

Mimì alza gli occhi in cui c'è tutto il bene dell'anima sua, e la fissa timidamente.