Sa già che cosa le avrebbero risposto sua madre e lo zio Rosalì.

— Luciano, cara figliuola, non è cattivo; è soltanto geloso, e ciò, da un certo punto di vista, dovrebbe farti piacere: «Amore e gelosia nacquero insieme!» Non si può avere proprio tutto, tutto a questo mondo e tu sei fra le donne più invidiate e fortunate! Luciano, è vero, monta in collera facilmente, ma anche presto gli passa.

Presto no, ma sulla fine del pranzo, anche per merito di un Mumm cordon rouge squisito, gli passa anche quel giorno.

Con gli occhi lustri, annunzia al signor Zaccarella una prossima gita di un paio di giorni a Losanna e sorbendo il pessimo caffè, comincia a canterellare.

— La musica! L'arte del canto! Arte divina!

Forse a Luciano, nella sua vanità persino morbosa, non dispiace di lasciar trapelare anche a Maria, le proprie avventure galanti; certo, non si dà molta pena per nasconderle.

— L'arte del canto! Arte divina!

Luciano domanda a Maria, alla quale si prepara così un nuovo tormento, se da basso, nella sala, c'è un buon pianoforte.

— Credo...

— Andiamo a provare.