— Tutto diverso!... Il modo di parlare, di guardare, di salutare, di sedersi in carrozza, di camminare! Tutto diverso! Cosa grande! È un'atmosfera diversa! Un profumo diverso!

Il suo naso, naso ex-repubblicano e ancora quasi radicale, non è mai stato veramente così vicino a nessuna principessa, da sentirne l'odore. Ma non importa! Lo intuisce e lo pregusta.

Salito al Potere e diventato Eccellenza, a quella prima ed ultima seduta della Camera, Leonida Staffa ha alzato l'occhio più sicuro e più fermo sulla tribuna della Corte e sulla tribuna del Corpo diplomatico. Sente parlare della D'Orea... — Una duchessa Moncavallo?... Se la fa indicare...

Mentre la fissa e l'osserva, comincia a ricordarsi di Toblach, di un gran barbone di lusso, che si chiamava principe Rosalino, di una gran dama molto superba che lo salutava appena con la testa, senza mai stringergli la mano...

— Bellina la biondinetta!... Oh! Oh! È con una dama d'onore! La cognata della principessa Capodimare!

Siede, si volta chinandosi all'orecchio del suo collega ai Lavori Pubblici:

— Ho avuto l'onore di conoscere la signora D'Orea a Toblach!... Era ancora una ragazzina! Ho conosciuto moltissimo la madre, la duchessa Moncavallo! Gran dama, veramente!... Anche il principe Rosalino!... Bellissimo uom... Bellissimo gentiluomo!

Lo stesso giorno, dopo la seduta, egli porta i biglietti di visita, borbottando con stizza nel piegarne gli angoli:

— Staremo a vedere se anche la signora D'Orea, spiegherà la burbanza di sua madre...

Sopra la moglie del ministro del quale egli è il sottosegretario di Stato, Sua Eccellenza Leonida Staffa sente di poter vantare tutti i diritti della colleganza politica.