Cavour mette pace:

— Impazienza legittima, dato il legittimo desiderio di rivedere la nostra bella, la nostra cara duchessa!

Remigia sospira, geme, sbuffa.

— Sapeste, quanto da fare! Non esagero, Berlendis: ho da fare più io di mio marito!

Il bianco nasone vola per aria facendo le grandi maraviglie, ma l'avvocato trova la cosa affatto naturale.

— Al marito il dicastero, alla moglie la rappresentanza!

— Tutte... le rappresentanze! Il mio Jack non si muove mai, e chi è sempre in giro sono io!... Di qua, di là, esposizioni, inaugurazioni, conferenze, comitati...

— Gli asili, le scuole, le visite! — aggiunge Mimì.

— I ricevimenti ufficiali e non ufficiali! Credetelo, sogno, oh, come sogno un po' del mio delizioso Pontereno! Pensate che qui a Roma, per poter dedicarvi un'oretta e per poter disporre della serata, ho dovuto fare... miracoli!... Mimì lo sa, ma intanto... Adesso, si sta un po' insieme, si pranza insieme e si sta insieme anche dopo. Siete contenti?

L'avvocato è contento; il conte Gambara niente affatto. A Roma, aveva sperato... tutt'altra cosa! E aveva fatto il viaggio con quell'ansia e quel bruciore addosso. Invece la cattivona, glielo fa capir subito, senza complimenti: a Roma... niente di niente, anzi, ancora meno di Pontereno!