Remigia vola via leggera come una farfalla seguita dal grave signor Zaccarella, al quale l'avvocato stringe un'altra volta la mano.
— Carissimo il nostro... cavaliere!
Il Berlendis ride e gongola.
— Ah! Ah! Proprio vero! Sono stato informato esattissimamente! Leonida Staffa è ai piedi della duchessa D'Orea!... Piedini, veramente maravigliosi con i quali anche i nostri affari, speriamo, marceranno egregiamente! La donna, la bella donna, la bella donna civetta, ecco la più provvida delle istituzioni!... Basta non fare la sciocchezza d'innamorarsi!... Deve essere la nostra forza; non la nostra debolezza! — Sorridendo torna ad asciugarsi il collo, il mento, la fronte, le mani.
— Benissimo!
Si leva gli occhiali per ripulire anche le lenti intorbidite, ma con quel moccichino, le sporca di più!
— Benissimo! Se riesco a strappare la concessione evitando i soliti procedimenti meticolosi, che bel colpo per quel ladro del Danova... ed anche per me!
Donna Remigia rientra nel salotto; è raggiante.
L'avvocato la fissa attentamente.
— Ella ha ricevuta una notizia che le fa molto piacere.