— Mi fa tanto dispiacere per lei che ella sia geloso e così ingiustamente. Per lei è un grande dolore inutile. Per me... è una grande amarezza immeritata!
— Mi perdoni...
Gli occhi di Remigia si riempiono di lacrime: proprio di lacrime vere!
Dà una forte scrollata di testa; gli occhi tornano a ridere e a sfavillare: — L'uno e l'altro, l'avvocato e... il tulipano, sono i soliti regali di mio marito; sono i suoi grandi elettori. Del resto, le annunzio che ripartono subito, domani. Sono venuti qui, al solito, per una raccomandazione ed io li ho fatti subito recapitare a Rabbagasse! Le fa piacere che il conte Narciso e anche Gambara, non si fermi a Roma?... Sì... Ebbene, ciò farà dispiacere, invece, a Mimì Carfo! — Torna a parlare con voce più forte. — Stia attento e se ne persuaderà! Ah, mon Dieu! Come farà mai a vincere le battaglie un generale, così privo di colpo d'occhio!
La marchesa Quanita, le gote accese e umide, mangia e ride saporitamente mostrando più vivo il luccicare de' denti bianchissimi tra le labbra carnose dai bei baffetti. Alza la voce argentina, squillante:
— Privo di colpo d'occhio? Il generale?... Se ha un occhio di lince! Vede la preda... — si diverte a mettere il D'Entracques in imbarazzo quando c'è Remigia, — vede, mira e coglie in pieno dal di qua al di là dell'Oceano!
— Non interloquire! — strilla a sua volta Remigia. — Non difendere il generale! Anzi, mi correggo! Devi, sei obbligata a difendere Sua Eccellenza! È il vivo chiarore delle tue bellezze che lo ha abbacinato!
L'avvocato Berlendis, giallo e rosso, acceso e lustro, più che un Cavour, è un pomodoro. Guarda e ammira la marchesa, guarda e approva la duchessa e si diverte al grazioso e spiritoso «dibattito», mentre col tovagliolo infilato nel panciotto si asciuga la bocca e il mento che cola sudore e salsa.
Si ride; il marchese Pio ne approfitta per sussurrare qualche paroletta all'orecchio di Remigia, un confronto che deve lusingarla assai perchè, in compenso, non ritira il piedino ch'egli preme col suo sotto la tavola.
Chi non ride, ma squarta e divora, pallido, torvo, come se invece di quaglie fossero amanti di Remigia en belle vue, è il conte Gambara.