Anche a bocca piena, ma sempre amara, fa dichiarazioni su dichiarazioni a Mimì Carfo che le riceve rassegnata per far piacere all'Idola. Ma sono sempre le medesime, mentre la voce del giovane Otello diventa roca perdendo ogni leggiadria di variazioni.

— Un generale! Un senatore! — pensa tra sè. — Vergogna! Vergogna! — Ah, se la Carfo avesse avuto una dote appena discreta! L'avrebbe sposata lì, ma proprio lì, su due piedi!

Donna Remigia l'osserva e subito dopo pranzo, prudentemente, se lo fa venire vicino con la scusa di offrirgli il caffè.

— Molto zucchero, conte Gambara?

Il geloso finge di non aver sentito.

— Conte Gambara! — ripete Remigia più forte, ma sempre dolcemente. — Molto zucchero?

— No, grazie... Senza zucchero!

Sono in piedi dinanzi al tavolino del caffè e dei liquori. Il D'Entracques è sul balcone con la marchesa, il marchese Pio e l'avvocato Berlendis. Lì, nel salotto, c'è lo Zaccarella soltanto e Mimì che distribuisce le tazze del caffè, versato da Remigia, e i liquori.

— Sempre così amaro? — domanda Remigia sottovoce al giovinotto.

— Ama... marissimo! Tossico! Tossico! Parto stasera, o parto domani!