— Due sole parole, signora duchessa, perchè ho un'altra visita da fare. Io non esagero: dico sempre la verità, e quando lo credo necessario, come nel nostro caso, la dico senza pietose reticenze che possono essere dannose.
— Ma se sta già meglio, se riposa, se dorme, non c'è da inquietarsi!
— Invece c'è da inquietarsi... moltissimo. Il caso può rinnovarsi... più grave... fors'anche letale.
Remigia diventa pallidissima, mentre Mimì congiunge le palme alzando gli occhi al cielo con un sospiro, e il signor Zaccarella, che ormai ha indovinato i sentimenti della padrona, la fissa, mostrandole chiaro che non approva le esagerazioni del dottore.
— Allora, secondo lei...
— Secondo me, se vuol salvare suo marito, gli faccia dare le dimissioni e lo porti via da Roma, domani stesso. Si ricordi, il ritardo di un giorno, può essere un'imprudenza, ogni esitazione può riuscire fatale.
— Subito le dimissioni?... Domani?... Ma... e il ministero?
Remigia guarda il signor Zaccarella che l'approva e l'incoraggia con gli occhi e con i moti delle labbra:
— Lei non deve pensare ai ministero, ma a suo marito. I ministeri si rimpastano, e bene o male si tengono in piedi più facilmente degli uomini!
Le labbra sottili del signor Zaccarella disegnano, con un sorriso, la parola socialista, senza pronunziarla.