— Coraggio, e andiamo a passare un mese fra i vicerè!

Per fortuna, fra tanta gente noiosa, insopportabile fa eccezione Maria Grazia. Avrebbe fatto delle buone chiacchiere con la cognata. Donna un po' fredda, anch'ella un po' vice-regina, nella compostezza pacata dei modi, delle parole, ma intelligente, giudiziosa e buona. — Molto buona e, certo... non troppo felice!

Ma gli altri!... — Dio che peso! — Quella duchessa madre che ha l'aria di scendere dal trono per sua grande degnazione e per fare spargimento di grazie ed esercizio di mansuetudine! Quel principe Rosalino, una continua ostentazione di galanteria convenzionale e di cavalleria... pedestre. Che peso, che peso, tutta quella gente con la loro retorica dei nobili principii, dei sentimenti di famiglia, e il vuoto nella testa e nel cuore! Mai un momento di sincerità, di vera cordialità! Sempre in etichetta, e in frac tutte le sere!

— Che noia!

Pure, bisogna proprio andare a Villars!

— Maledetta Fanfan e... maledetto ragazzaccio!


A Bex, intanto, la nuova fase della luna cattiva e muta, con persistente inappetenza, continua fino alla vigila dell'arrivo di Giacomo: proprio quel giorno, come per incanto, Luciano riacquista la parola e l'appetito.

— Giacomo... a Villars?... Con mia suocera? Che abbia sentito parlare di Fanfan e voglia venir lassù a predicare la morale e l'economia?... Certo, in questa sua risoluzione, qualche cosa di nuovo ci deve essere!... E in questo «qualche cosa» per un verso o per l'altro ci deve entrare Fanfan!

Don Luciano, s'intende, anche sforzandosi e simulando indifferenza e buon umore, non ha riacquistato la parola altro che per brontolare; ma adesso, pur seguitando a brontolare con Maria e col signor Zaccarella, chi è preso di mira è Giacomo! Anzi, co' suoi sfoghi, egli cerca di farsi alleati la moglie e il segretario, contro il fratello: