— Le prime al Costanzi?
— Sì.
— «Il successo che ha sorriso ieri sera alla bellissima Fanfan Trécoeur è stato uno di quei successi che danno gioia non solo a chi li merita, ma anche a chi li decreta. Il pubblico entusiasta e commosso, sembrava volesse esprimere alla giovine e leggiadra vincitrice, non soltanto la propria ammirazione pel suo talento, ma ben anche per l'energia con la quale al suo amore per l'arte ella — l'intellettualissima, — ha saputo sacrificare le gioie ardenti di una felice e spensierata aurora della vita. Questa lode ammirativa per un così raro prodigio di abnegazione e di forza, nel volere, era specialmente palese nel plauso delle signore. Pareva che l'eletto mondo femminile, convenuto a quella festa dell'arte, mutuamente si compiacesse dell'esempio di auto-elevazione che la gloriosa affascinatrice offriva dalla scena e a lei inviasse, con i graziosi battimani, la gratulazione e il saluto augurale. In un palchetto di prima fila...» — Remigia si ferma, — oh mio Dio! — alza gli occhi inquieti nella faccia abbuiata del signor Zaccarella, che le fa cenno, gravemente, di continuare. «... In un palchetto di prima fila ove sedeva, regina di bellezza e di super-intellettualità, la duchessa D'Orea Moncavallo, era un vero fremito di approvazione per l'affascinante Manon». — Ah, mio Dio! Mio Dio! — ripete Remigia continuando a leggere, ma con un leggero tremito nella voce «e... dalle labbra stesse della moglie di Sua Eccellenza il ministro dei Lavori Pubblici, gli ospiti fortunati raccoglievano le frasi più lusinghiere per il nuovo astro della lirica scena italiana del quale si magnificava la ormai «purissima luce!»
«Donna Remigia D'Orea, sempre nobile e squisita in ogni espressione della sua grazia e della sua bontà tutta moderna, Donna Remigia D'Orea, — raro fiore, da cui emana più raro e più soave il profumo, — ha voluto ella stessa, direttamente, dopo il secondo atto, inviare alla signorina Fanfan Trécoeur, parole così lusinghiere che fecero insieme esultare e commuovere l'orgoglio dell'artista e il cuore della donna!»
«fa diesis».
— Cretino! Stupido! — Remigia, stringe il giornale con ira. — Se Giacomo leggesse quell'articolo... Guai!
— Guai!
— Ma non è vero niente! È tutto inventato dalla prima parola all'ultima! Glielo giuro, signor Zaccarella! Che bugiardo! Bugiardo, stupido, e cretino!
— Ma... il redattore del Corriere non poteva immaginare...
— Che redattore! Che Corriere! Luciano!... Quel bugiardo di Luciano! Ah, mio Dio, mio Dio!... — Remigia è spaventata e furente. Ha le lacrime e l'ira negli occhi. — Giacomo!... Mio marito!.. Chi sa! Chi sa! — Si protende con le mani supplici, verso il signor Zaccarella. — Lei! Lei! Così bravo! Così buono! Mi salvi lei! Trovi lei il modo! Bisognerebbe... Bisogna che mio marito, stamattina, non abbia e non veda il suo Corriere.