Entrano Mimì, la Carolina, ed ella gettando via le coltri salta sul letto ginocchioni, segnandosi e recitando l'Avemaria, prima d'alzarsi.

La lettera, ch'era sul copripiedi, scivola per terra. Remigia la vede ed emette un piccolo grido.

— Ah!... la mia lettera! La lettera della mia mammà cara, tesöro! dammela; fa presto!

Mimì Carfo la raccoglie e gliela porge.

La cameriera, intanto, sta preparando il bagno nell'attiguo gabinetto di toeletta. Remigia, che sente l'acqua cadere nella vasca, aspetta, sempre ginocchioni sul letto, che tutto sia pronto.

— Fresca l'acqua, anzi fredda, Carolì!

— Sì, signora duchessa!

Brrr! Che piacere!

Apre la lettera e la scorre soltanto. Per leggerla tutta, subito, è troppo lunga. Vuol godersele adagio le lettere di mammà!

Fa sempre così; le guarda di volo, poi le ripone nella cartella e non le legge più.