Si leva in fretta e butta via la casacca di seta e di trine che cade a piè del letto con un volo di cigno.

— Ah, mon Dieu! Che caldo oggi!... Fresca, l'acqua, Carolì?

— Freschissima!

Corre verso il gabinetto di toeletta slacciandosi i nastrini della camicia che le cade dalle spalle.

— Brrr... che piacere!

Al povero Totò non ci pensa più che Mimì Carfo. Mimì, è rimasta nella camera da letto, prepara sulla specchiera i pettini, le forcine, le piccole forbici... È assai pensierosa e mesta.

La manìa di voler far l'inglese, lo sport, la pipa! Nessuno! Nessuno! Nemmeno suo padre che pure ne ha il cuore gonfio, in tumulto, sotto la calma della gran barba bianca, ammette che ci possa essere un'altra cagione, perchè quel giovine cuore, quella giovane vita, si sieno spezzati! Mimì Carfo pensa e crede fermamente che sia stato il matrimonio di Remigia... Ma non lo dirà mai, nemmeno Mimì Carfo, per non dare, non un rimorso, — che non ne ha alcuna colpa, — ma per non rendere più vivo il dispiacere dell'Idola.


Giacomo D'Orea, dopo il deliquio avuto e la breve indisposizione, è stato relativamente bene, è ritornato al ministero e si mostra anche con la moglie allegro e buono; ma poi, da un giorno all'altro, cambia straordinariamente di faccia, di modi, di umore. Non si vede più: sempre al ministero, mai all'albergo. Stravolto, cupo, sfugge sua moglie, sfugge la Carfo.

Che cosa è successo?