Il Corriere Romano è capitato nelle mani di Giacomo proprio in que' giorni; in ritardo, perchè ritornava a Roma da Fiumicino, spedito dalla zia Gioconda e accompagnato da una breve lettera:
«Caro Mino,
«Maria ha ricevuto da Roma questo giornale che io ti rimando senza che Maria lo sappia. Io non so spiegarmi quando scrivo, ma da te medesimo, caro Mino, capirai che effetto ha avuto qui. Pensaci e fa che tua moglie sia più riguardosa, tanto più che Maria, benchè non ne voglia convenire, è assai ammalata e tutto, pur troppo, le fa molto male.
«Ti abbraccio e ti benedico nel nome di tua madre, che pare impossibile sia stata la stessa madre anche di quell'altro!... Che brutto mondo e che brutta vita!... E che amarezza dover concludere così a ottant'anni! Eppure, io mi accorgo adesso, perchè prima a queste cose non ci avevo mai badato, di aver avuto una grande fortuna, per grazia del Signore: quella di aver voluto bene a poche persone e di non essermi mai innamorata di nessuno. Morirò ragazza anche di cuore. Tuttavia non ti posso nascondere che se fossi morta tre anni fa, quando ho avuto la pleurite, sarei morta più contenta. Ma forse il Signore che ci vede più di noi ha voluto così per qualchedun altro, e sia tutto per il meglio.
«Tua zia Gioconda».
Giacomo, al ricevere questa lettera, non ha pensato al giornale, subito non lo ha nemmeno guardato: tutta l'anima, tutto il cuore soffocati, gli sono d'impeto venuti a galla:
— Maria! Maria! Maria!
Poi scrive una lettera alla zia Gioconda, che la zia Gioconda non fa leggere a Maria, in cui c'è tutta la sua vita, tutto lo sfogo del suo amore disperato, della sua collera e del suo odio!