— Donna Remigia... — chiama egli, sottovoce.
Risponde l'urto dei singhiozzi, ancora più forte, il pianto più dirotto. Siede anch'egli sul canapè, vicino, chinandosi e mormorandole quasi sui capelli: — Donna Remigia... non pianga così! Non si disperi, così! Io, capisco, mi sono lasciato spaventare esageratamente... per lei! Ma sono corso qui, apposta, per consigliarla, per suggerirle, ciò che dovrà dire per difendersi, per salvare... Per salvar lei! Tutto il resto, sarà quel che sarà!
Remigia si drizza, si volta lentamente, col viso molle, bianco, rigato di lacrime. Fissa il D'Entracques... Pazza di terrore e d'angoscia gli si butta al collo, stringendosi a lui disperatamente.
Egli esita, scosso da un tremito... la sua bocca bramosa si arresta. Dopo un istante preme un bacio lungo sulla massa soffice, odorosa dei capelli. Si fa forza, irrigidisce, si scioglie con dolce violenza da quella stretta febbrile e passeggia su e giù, pallidissimo a sua volta, il viso contraffatto.
Remigia, diventa seria e attenta, sotto il velo delle lacrime, lo osserva dietro le spalle, lo spia con ansia... Quando egli si volta per avvicinarsi, torna a nascondere il viso fra le mani e ricomincia a singhiozzare.
— E Giacomo? — Ha un fremito lungo di spavento. — Dio, Dio, Dio, Giacomo!...
Il generale, torna a levare la lente dal taschino e a ficcarsela nell'occhio, accompagnando l'atto con una lieve alzata di spalle.
— Anche Giacomo, dopo aver gridato, si calmerà. Dovrà credere a quello che gli dirà lei, che gli dirò io, che gli diremo tutti d'accordo. Non ho pensato che a lei, lo confesso, e lei... faccia quello che le dirò io, e ne uscirà bene!
— Mi salvi! Mi salvi! — Remigia ha un nuovo slancio, ma di gratitudine questa volta, di tenerezza e corre a rifugiarsi e a posarsi come una colombella spaurita su quel petto generoso e valoroso che la protegge e la difende. Ella, dopo tante scosse, ha pure un impeto di abbandono e di... sincerità.
— Mi salvi! Mi salvi! Le voglio già bene... — Sul viso bianco e molle passa come una vampa; le candide ali della colombella hanno un fremito di timidezza pudibonda, mentre aggiunge con voce sommessa: — le vorrò ancora più bene!... Io non credevo di far male!... — La cara voce riacquista tutte le sue note più dolci, più soavi e penetranti. — Non ne ho parlato con lei... perchè, pure sentendomi attratta verso di lei da tanta, tanta confidenza... certe volte, perdo le parole, mi agghiaccio, provo dinanzi a lei una soggezione così forte e così strana! Ora sono tutta nelle sue mani, mi dò tutta a lei... e lei, conoscerà persino l'ultimo de' miei pensieri. — Posa la vaga testolina sul petto, proprio sul cuore del generale, ch'ella sente battere violentemente. — Qui! Sempre qui! Tutta qui! Dentro qui!... — Alza il capo, lo fissa con profonda mestizia. — Non l'amante, non è vero? Buono, generoso, ella non vorrà fare di me la sua amante, ma di più, di più, assai di più... Farà di me... io sarò la sua anima. Sempre qui, dentro qui, tutta. Io non so della vita; sono tanto giovine ancora, ma sento che la colpa non può essere gioia... La tenerezza, sì, invece, una grande gioia immensa, infinita. — La testina, sempre appoggiata sul petto del D'Entracques, chiude gli occhi un istante, poi li riapre, si scote per la prima, e domanda, tranquilla, vincendo l'estasi e la paura: