— Più! Più! — Remigia guarda il D'Entracques e sorride con grazia infantile. — Non farò più nemmeno un passo, senza dirlo prima a lei. Mi tenga legata, stretta stretta, con un filo invisibile...
In questo punto, entra la Carfo quietamente nel salotto. Ella si mostra all'aspetto calma e tranquilla, mentre dice con voce leggermente alterata:
— Viene il signor D'Orea. Sale le scale in fretta. Non ha voluto aspettare il lift.
Remigia e il D'Entracques si alzano simultaneamente, tutti e due impallidendo. Poi, come la Carfo siede al tavolino riprendendo il suo ricamo, siedono di nuovo anche il generale e Remigia: Remigia raccomandandosi con gli occhi, e il generale, con gli occhi, infondendole coraggio.
Sembra lunghissimo il tempo nel silenzio, nell'ansia, nell'attesa... Finalmente si sente camminare nel corridoio... I passi si avvicinano, si fermano all'uscio... Ma non è Giacomo D'Orea, è il sorridente Gaudenzio che si presenta con un leggero e goffo inchino:
— Il signor Giacomo, chiama la signora Remigia, un momento... di là!
Sparisce subito, perchè di Sua Eccellenza il ministro della Guerra, il mite vecchietto ha un sacro terrore.
— Vada, donna Remigia. Subito. — Il D'Entracques, calmo, sereno, le infonde sicurezza con una forte stretta di mano.
— Oh Mimì! la mia Mimì! — Remigia sente di voler un gran bene a Mimì, in quel momento, e le stende le braccia tremanti. La Carfo l'abbraccia stretta, la bacia appassionatamente e ripete ella stessa con la calma del generale: — Va!