Il marito ha uno scatto vivace, ma si frena, per i suoi fini diplomatici e inghiotte l'amaro di quel «buono» pel timore degli occhi rossi. Ma per essere scherzoso e per divertire la moglie, e insieme anche per sfogarsi continua durante tutta l'ora del pranzo, a ridere alle spalle del fratello.

— Buono? Tu dici, Maria, che Giacomo è buono? Ma è buono perchè gli manca la capacità di poter essere cattivo! È un uomo, Giacomo, che deve tutta la sua gloria e la sua fortuna, alle qualità che gli mancano. Non sa spendere?... Un altro passerebbe per un avaro: lui, no; ne fanno un grande finanziere! Non sa vestire, è inelegante, sembra un notaio in abito di testamento?... Acquista, per questo, nell'opinione pubblica, in serietà, in gravità, in superiorità! È sempre stato un giovane vecchio, timido, senza un'ombra di spirito con le signore. Un altro, sarebbe spacciato, ridicolo. Lui, no: è un esempio di austerità e di moralità! Ride?... Rida, rida, signor Zaccarella!

Il signor Zaccarella, che nutre in cuore un profondo rispetto per Sua Eccellenza e i suoi milioni, si sforza e ride rumorosamente per compiacere il padrone.

Luciano si sente in vena, pieno di brio e continua divertendosi:

— Aver paura è sempre stato il grande coraggio di mio fratello! — Un esempio? — Ecco: lo fanno ministro. Gli altri, al suo posto, tengono duro, finchè li mandano via con la testa rotta. Lui ha paura, scappa e si crea la fama di uomo forte, energico, «tempra adamantina!». Fosse rimasto al Ministero, sarebbe diventato un asino anche lui: scappa e acquista il coraggio delle proprie opinioni e il genio della politica! Non ho ragione, signor Zaccarella?

Il signor Zaccarella inghiotte, annuendo col capo. Maria rimane silenziosa, seria: non approva il marito, non difende il cognato.

Soltanto a quella parola «asino» lanciata con tanta brutalità e volgarità, presente il signor Zaccarella, ha un istintivo moto di disgusto; ma è un lampo. Luciano, tuttavia, se ne accorge e quindi insiste e ribatte sull'asino.

— Asino! Asino! Asino! Del resto non è il solo che sia un asino e che sia diventato ministro! Dica lei, signor Zaccarella!

Questa volta l'ossequioso Zaccarella non ha scrupoli e risponde, sprofondando quasi la testa nel piatto con un inchino:

— Verissimo!