Giacomo non la vede più, non vede più niente, i suoi occhi smarriti vagano lontano...
— La tua virtù! La tua virtù!... Dove passa la tua virtù passa il dolore... È un gelo di dolore e di morte la tua virtù!... Che cosa ti aveva fatto missis Britton!... E non lo ami il D'Entracques perchè tu non amerai mai nessuno, fingendo di voler bene a tutti, uomini e bestie! Tu ridi, scherzi, spari i fuochi artificiali de' tuoi occhi e dei tuoi sorrisi col D'Entracques e spezzi il cuore a una povera donna! Tu resti virtuosa!... E quella povera donna, dopo aver tutto sacrificato a lui, e dopo tanti anni di amore resterà sola, infelice, con la vita infranta! — Ti fa meraviglia che io sappia questo?... Io so tutto! Io vedo tutto! E anche dentro di te! Sì, per questo devi aver paura, hai ragione di aver paura! E vedo nel tuo cuore candido... e freddo come il ghiaccio! Vedo nella tua anima vuota... deserta... — La mano si rallenta, Remigia riesce a sciogliersi, ma resta lì a guardarlo immota, tanto è sfigurato. Egli balbetta più forte: — Per que... questo... ti o... dio... per... perchè ti conosco, ti co... nosco... Sei perfida... per... per... per... — Fa uno sforzo: non riesce a ripetere la parola, straluna gli occhi, gira su sè stesso e stramazza di peso per terra, privo di coscienza, di moto, di senso.
— Mimì! Mimì!
Remigia corre fuori dalla stanza, corre per il corridoio, gridando con voce forte, disperata, che si ripercuote in tutto l'albergo:
— Mimì! Mimì! Mimì!
XV.
Secondo i giornali favorevoli al ministero, Sua Eccellenza D'Orea non ha avuto che un breve deliquio, per eccesso di fatica, di lavoro, un'indisposizione, prontamente superata. «Fra un paio di giorni, l'illustre uomo sarà di nuovo al Ministero, e intanto, anche riguardato nel suo appartamento, continua con la consueta alacrità nel disbrigo degli affari più urgenti».
Per i giornali dell'opposizione, invece, per i socialisti ed i repubblicani, l'onorevole D'Orea è stato colpito da un insulto apoplettico. «Caso gravissimo, disperato: perduta la parola; tutta la parte destra del corpo, paralizzata».
Questo grave avvenimento, serve tuttavia a distrarre l'attenzione del pubblico dall'articolo dell'Allarme. Nessun altro giornale lo commenta, lo riporta: l'Allarme stesso riconosce l'attacco ormai intempestivo e non vi insiste più. Succede, al contrario, un cambiamento di giudizi, curiosissimo. A poco a poco, l'onorevole D'Orea, dato addirittura come spacciato, — è — anzi era, — per i giornali dell'opposizione, «l'unica forza, la bandiera e il timone del ministero, che per la scomparsa di un tal uomo dovrà fatalmente e inesorabilmente cadere sfasciato, tra le secche dei rimpasti». A poco a poco, per i giornali ufficiosi, il deputato di Pontereno e il ministro dei Lavori Pubblici diventano un uomo e un portafoglio di secondaria importanza. Anzi, qualcuno, arriva addirittura a far capire che «allontanandosi il D'Orea, elemento forse troppo conservatore per la fisonomia del ministero attuale, questo avrebbe potuto muovere più spedito e più agile verso tutte quelle riforme tributarie e sociali reclamate dal paese».
Remigia, intanto, legge tutti i giornali col signor Zaccarella, va sulle furie e in convulsioni. Più che contro i giornali avversi, — vanno per la loro strada! — grida e si arrabbia contro i giornali «falsi amici», i venduti, che odorano il vento dell'opportunismo, pronti alla defezione e al tramonto! Ma sfogatasi col signor Zaccarella due volte al giorno, al mattino e alla sera, — i giornali del pomeriggio non hanno una grande importanza, — ella si mostra serena, sicura, dà tutti gli ordini e fa preparare vestiti e cappellini per le feste di Napoli, della Spezia, di Venezia, alle quali assisterà col suo Jack, tesöro.