Dall'Albergo di Roma parte la parola d'ordine e tutti la mettono in giro, — la Capodimare, i della Gancia, il Paparigopulos e anche il D'Entracques, — Giacomo D'Orea sta bene. È per l'ostinazione di sua moglie che aspetta ancora un paio di giorni, prima di farsi vedere al ministero!
In quanto al signor Zaccarella, premesso che Sua Eccellenza D'Orea ormai sta benissimo e lavora tutto il giorno con i segretari, nel suo gabinetto, torce le labbra con supremo disprezzo pronunziando il nome del socialista dottor Davos e sentenzia: — per sbarazzarsi dei propri nemici, non c'è di meglio che fare... il dottore. — Poi, dopo aver riso compiacendosi del proprio spirito, torna grave, impettito, e si batte tre volte, con le dita raggruppate della mano sullo stomaco:
— In-di-gestione. Sua Eccellenza è ghiottissimo delle fragole alla panna. Una semplice indigestione.
In una cosa sola l'autorità del dottor Davos è riconosciuta e rispettata: nella prescrizione che Sua Eccellenza D'Orea, tranne i segretari, non debba nè ricevere, nè veder nessuno... ancora per un paio di giorni.
Donna Remigia stessa fa osservare scrupolosamente la consegna, ripetendo a tutti:
— Non ci lascio entrare in camera nemmeno Mimì! Io stessa, mi sacrifico e ci vado pochissimo. Lavora anche troppo co' suoi segretari «per il disbrigo degli affari» senza affaticarlo di più inutilmente.
Il «disbrigo degli affari» è una frase fatta che oramai donna Remigia va ripetendo cento volte al giorno!
Ella pure è in grandi faccende, e avrebbe bisogno di segretari se non avesse il signor Zaccarella che fa per dieci.
Il salotto dell'albergo di Roma è diventato quasi l'anticamera del ministero dei Lavori Pubblici e il signor Zaccarella dà udienza, risponde alle lettere che chiedono notizie, riceve personaggi, manda il bollettino ai giornali, ed è lui stesso che stende il telegramma della signora duchessa, in risposta a quello di Sua Maestà, che si congratula per il «sicuro miglioramento» e rinnova i voti «per la pronta completa guarigione».
«Commossa, riconoscente interessamento Maestà Vostra salute mio amato consorte, onoromi confermare alla Maestà Vostra condizioni sempre migliori. Voglia gradire Vostra Maestà profonda gratitudine, ossequi devoti, ecc. ecc...»