A mammà ha sempre scritto e fatto telegrafare ottime notizie, tenendola in guardia, — l'espressione è del signor Zaccarella, — contro le informazioni pessimiste di fonte avversaria. Ma con tutto ciò, alla fine del terzo o del quarto paio di giorni, che occorrevano a Giacomo per rinfrancarsi pienamente e tornare al ministero, la duchessa Cristina e il principe Rosalino arrivano, senza nessun preavviso, all'Albergo di Roma. Si presentano all'Idola inquieti, ansiosi, con le lacrime agli occhi: ma l'Idola, più sorpresa e contrariata, che soddisfatta, li accoglie di malumore.

— Perchè non avete scritto o telegrafato? Sapete che io non amo le improvvisate!

Ma ormai sono lì, non può mandarli via e bisogna continuare nella solita commedia dell'indisposizione passeggera, e mentre Remigia abbraccia la mammà cara e lo zio Rosalì tesöro, il signor Zaccarella continua gravemente a battersi il petto con le dita raggruppate:

— Scherzi dello stomaco!... Le fragole con la panna!... Indigeste quanto mai!

Poco dopo, la duchessa e il principe, entrati all'albergo con la faccia costernata, ne escono in carrozza scoperta insieme all'Idola e si mostrano ilari e contentissimi. Non hanno ancora potuto vedere il caro Giacomo, occupato co' suoi segretari «nel disbrigo degli affari più urgenti», ma sono felici delle ottime notizie avute.

— Proprio vero, — sentenzia il principe di Sant'Enodio: — se vuoi sapere, vai; se non vuoi sapere, manda!

Egli saluta affabilmente dalla carrozza con le scappellate, con i cenni della mano. È sempre cortese, ha sempre il sorriso sulle labbra e il complimento opportuno, eppure soffre tanto per il suo figliuolo, lontano.

— Mah! Gli eccessi dello sport!... la pipa!... Ostinato! Caparbio!... — Egli ha finito anche per crederlo, a forza di ripeterlo. E... chi sa?... Finisce quasi per crederlo anche il povero Totò, ammalato, morente in mezzo al mare, sotto quel sole che lo abbrucia senza riuscire a riscaldarlo!

Remigia, dalla carrozza, mostra alla folla del corso, tutta la grande gioia di essere con la sua mammà. Saluta espansiva e gaia, e fa il nome alla duchessa Cristina delle signore più alla moda e dei personaggi più importanti. A un tratto si oscura in viso:

— Non guardate a destra! C'è quel cretino odioso di Luciano! Non bisogna più salutarlo! Ha inventato tante cattiverie! Che Giacomo è gravemente ammalato! Che ha fatto un colpo!