— Ti prego... — Si ferma, come un bambino che vuole indovinato il suo desiderio. — Quella là... — La zia Gioconda capisce che vuol alludere a Remigia. — Il meno possibile. È meglio per tutti e due!

La vecchina, crollando il capo, gli asciuga col fazzoletto il sudore della fronte e affettuosamente, con l'atto dolce di una madre, gli aggiusta i capelli.

— Pazienza... Porta pazienza...

Giacomo accenna di sì, col capo, gravemente...

— È mia moglie!... E l'ho voluto io!... Mah!... Come certe volte si compiono i fatti più... gravi... spinti da una corrente che ci travolge... Io, oggi, guardando indietro... penso... — Si ferma, continua a guardare la vecchietta, che gli sorride buona, tremolando nel capo. — Oramai... è inutile pensarci. Non è vero, zia? Il braccio non lo posso più muovere, sai? È di piombo... di piombo. Posso alzarlo... appena... — Lo alza un momento con grande fatica, poi lo lascia subito ricadere di peso.

Maria entra nella camera. Lo sguardo di Giacomo si ravviva, tutta la sua fisonomia si rianima.

La vecchina le cede il posto, prende sul tavolino il suo lavoro a maglia, uno dei soliti giubbetti di lana per i bimbi poveri, e siede sotto la finestra, lavorando.

Gli occhi di Maria e gli occhi di Giacomo s'incontrano, si uniscono e non si lasciano più. Ella siede accanto al letto, mette leggermente le sue mani incrociate sulla mano inferma di Giacomo e sta lì, così. Si guardano... si guardano. Con gli occhi sono le due anime che si incontrano adesso e si uniscono per non lasciarsi mai più.

— Anch'io, sai... sto male... molto male. E sono contenta di sentirmi tanto ammalata... di essere sicura... che non guarirò più!

Mentre bisbiglia queste parole, dagli occhi neri neri, dolcissimi, profondi l'amore ripete la sua eterna promessa!