La mattina dopo, a colazione, quando ha ben ripetuto che Giacomo è un avaro, un pedante e un asino, — annunzia alla moglie che gli sarebbero andati incontro tutti due fino a Montreux, in automobile.

— Ti raccomando, Maria. Niente lune. Mostrati come sei, contenta e felice!

VI.

Appena quelli di Villars sanno dalla «cara Maria» che don Luciano è finalmente arrivato a Bex, mandano anche a lui, in un mazzo, per telefono, «saluti e tenerezze» e poi basta: silenzio prudentissimo.

I giorni passano senza altre notizie, e quelli di Villars li lasciano passare senza chiederne: «nessuna nuova, buona nuova».

Di tanto in tanto, la duchessa madre e il principe Rosalino si scambiano con gli occhi, soltanto con gli occhi, qualche interrogazione:

— Come mai?... Il nostro Luciano e la cara Maria Grazia, non annunziano ancora il loro arrivo quassù?... Ancora non ne parlano?... Ancora non si fanno vivi?

Sssst!... Tutti cito! «Fra moglie e marito non ci va messo un dito!»

Tutti cito, e tutti allegri!

Per la duchessa Cristina e per il principe Rosalino, ogni giorno che passa senza la presenza di Luciano è un giorno guadagnato, un giorno di più di sollievo, di piena libertà e di pompa magna senza il cruccio delle spostature, dei musi, delle continue contradizioni. Per Remigia, ogni giorno che passa senza Maria è un giorno guadagnato per le sue conquiste e per le sue vittorie. La duchessina rimane oscurata dall'immediato confronto con la sorella Maria. Quando è presente la bellissima D'Orea Moncavallo, la povera Piccola, non è più che una bimba allegra, un giocattolo divertente! Punto primo, la signora D'Orea è maritata, Remigia, ancora signorina: Maria è la grazia, la soavità, l'amore: lei il capriccio, il diavolo a quattro!... E poi i capelli neri, quando sono così neri, vincono sempre i capelli biondi e la poesia, la dolce e malinconica poesia degli occhi di giavazzo, dalle ondate di luce tenera e languida vince il sorriso e l'arguzia degli occhi ceruli e giocondi!