— Come sta Giacomo?... Sempre bene?... Cioè, sempre... regolarmente?
La vecchia non risponde: continua a dondolare il capo.
La duchessa Cristina diventa ancora più grave e più regale.
— Vorrei esprimerle un pensiero mio e un'inquietudine mia, signora D'Orea. Passiamo un momentino nel salotto?
La zia Gioconda acconsente. La duchessa vorrebbe farla passare avanti, la vecchierella non vuole e le tien dietro badando ad evitare lo strascico.
Appena si trovano sole, la duchessa fa sedere la signora D'Orea sul canapè, siede lei stessa sopra una poltrona vicina e va subito, direttamente, allo scopo, quasi con l'aria di fare un processo e ormai sicura d'incutere una grande soggezione alla vecchietta.
— Ella sa, cara signora, che il male non è soltanto quello che si fa, ma anche quello che si lascia credere. Anche le apparenze del male sono un gran male, specialmente per chi è portato dalla propria condizione... elevatissima... a servire di esempio agli altri. Chi attira sopra di sè gli sguardi di tutto il mondo, ha il dovere di mostrarsi a questo mondo in uno stato... di cose... sempre irreprensibile.
La signora D'Orea non risponde; conta le maglie del giubboncino.
— Ella che è buona e devota cristiana, come me, ricorda certo le parole di nostro Signore a proposito di chi... dà... — Bisogna dirla la parola, perchè la vecchia non si scuote. — Di chi dà... scandalo. — Ancora silenzio. La signora D'Orea ricomincia in fretta, — tic e tic e tic — a lavorare di maglia.
— Lei... conosce, o avrà sentito parlare della marchesa Della Gancia e della principessa Capodimare?