Non beve altro: se non c'è il suo champagne con la marca preferita e l'annata migliore, il maestro Coccardè, a Roma, arrischia di morir di sete!

Don Luciano, quando arriva il maestro, deve andarlo a prendere alla stazione per condurlo direttamente a teatro, dove Fanfan ha la prova. Niente automobile. Il maestro Coccardè li abborre: fetore e sudiciume. Bisogna andare in landò, e in landò chiuso in un giorno in cui si scoppia dal caldo. Il maestro Coccardè ha sempre freddo, è assai delicato di gola e porta con sè una certa tossettina seccherella che deve aver preso dalla Violetta della Traviata e che cura, come tutto il resto, a Champagne.

Il maestro arriva col vagone pieno di scialli, di sporte, di bottiglie, di scatole, di valige e di valigette. Non bastano due facchini: anche don Luciano deve caricarsi di una cesta piena di commestibili e di una pelliccia. Il maestro Coccardè ha il cappello a cilindro, un foulard rosso al collo e il paltò. Saluta appena, con mal garbo, il signor D'Orea che abborre quanto i suoi automobili, perchè non è abbastanza signore, perchè è uno spilorcio, perchè non ha orecchio e forse, perchè anche nell'animo del maestro c'è lo stesso sentimento, come in quello di Fanfan, di fierezza indipendente.

In carrozza, nel tragitto dalla stazione al teatro Costanzi, poche parole e non un ringraziamento. Ma sul palco-scenico l'incontro del maestro con Fanfan è commovente: l'abbraccia, la bacia, si scosta, l'ammira: — Tenez, la voilà! — Torna a baciarla e ad abbracciarla. Poi le partecipa la grande notizia.

— Sai, Fanfan?... Sarà qui, indubbiamente, verrà per la prima della Fedora, per il tuo nuovo, strepitoso trionfo... Indovina?

— Chi?... — Fanfan ha già capito ed anche Luciano, che diventa verde.

Il maestro Coccardè, si leva la tuba e si toglie dal collo il fazzoletto di foulard per dare la lieta notizia con più enfasi e con tutte le sue poche, ma belle note superstiti:

— Il mio amico, il tuo amico, il nostro carissimo mister Kennet! Ha già fissato l'appartamento all'Hôtel Bristol!

A Luciano si annebbia la vista. È furibondo, si sfoga contro lo scenografo e con i coristi, una massa di cani! Poi tace, si rode, s'imbroncia, seduto in un angolo del palcoscenico, finchè Fanfan lo manda via perchè con quel muso dinanzi, è impossibile!... Non può provare!

— Tutte così, le donne!... Tutte così!... Ma soltanto con me! È il mio destino infame!