Di Giacomo D'Orea morto, nessuno avrebbe potuto dire la solita frase banale: sembra che dorma! — No, Giacomo D'Orea è morto e apparisce morto nella pietrificazione repentina del corpo, nel disfacimento squallido del volto, in qualche cosa di torbido e d'inquieto, che i dolori e le intime lotte hanno impresso su quel volto scarnito.
Nell'antisala, divisa da una sola parete da quella camera dove tutto è silenzio, pace, riposo, ferve un brulichio sommesso, ma incessante, concitato, una repressa intensità di vita... determinata dalla morte. È l'ufficio del lutto nazionale, espresso nei giornali di tutte le città e di tutte le regioni, nei telegrammi, che dopo quello di Sua Maestà il Re, continuano ad affluire a fasci, ed anche delle visite per le quali donna Remigia D'Orea, inconsolabile, ma ammirabile per fortezza d'animo, ha tacitamente iniziato, guidata dai consigli del D'Entracques, un cerimoniale proprio, abilissimo. Assai elegante, ella sembra più grande e fatta più donna dall'abbigliamento semplice di pizzo nero. È circondata dalla madre, la duchessa Cristina e dal principe di Sant'Enodio, creati e messi al mondo apposta, per una così solenne cerimonia. Mimì Carfo, spettinata, mal vestita di nero, col viso smorto, disfatto dalla stanchezza e dalle lacrime, eseguisce come un automa tutti gli ordini che riceve sottovoce, da Remigia e dal D'Entracques.
Donna Remigia, oltre ad essere «ammirabile per fortezza d'animo» è ammirabile pure «per la sua forza di resistenza». Ella, attenta, vigila su tutto, risponde a tutti. Non ha più alcun bisogno nè di cibo, nè di sonno. Rimane al suo posto sicura, facendo sempre prevalere la sua volontà, — che è poi quella del D'Entracques, — in ogni cura, in ogni particolare, in ogni rapporto determinato dalla disgrazia.
Sulla soglia d'accesso, il signor Zaccarella ritira i telegrammi da un usciere del Ministero: un impiegato di gabinetto li apre, li porge a donna Remigia che li scorre rapidamente e ne trattiene uno o due su dieci, i più importanti, che fa leggere anche al D'Entracques. Tutti gli altri, i telegrammi consueti dei sindaci, delle deputazioni provinciali, dei Circoli, delle Associazioni vengono distribuiti a due altri impiegati che, seduti ad un gran tavolo sotto la finestra, lavorano febbrilmente a farne lo spoglio per i comunicati al Ministero e alla Stefani.
La duchessa è in ammirazione dell'Idola, ma è anche inquieta:
— Tanta forza d'animo, tanta forza di resistenza, un coraggio tanto ammirabile, non finiranno poi per abbattere la sua fibra così gracile e delicata?
La duchessa Cristina comunica i suoi dubbi, le sue pene al generale D'Entracques che cerca di tranquillarla, pur non essendo egli stesso del tutto tranquillo, tanto che sovente ripete a Remigia, sottovoce:
— Non abusi... di lei stessa...
Ella lo guarda, si passa il fazzoletto su gli occhi e sospira:
— Povero Giacomo!