— Ah! Ah! Ah!... Fresco a Bex! Ci sono trenta gradi! Scappano tutti!... Ogni giorno mi arriva un monte di telegrammi!... Famiglie di prim'ordine, titolate, dall'America, persino dall'Australia, che vorrebbero fermarsi alla Tête-pointue, tutta la stagione! Io non fo altro che rimandar gente! Sono venuti a sapere che le più belle camere con i due saloni del primo piano tenuti a disposizione del signor duca e della signora duchessa D'Orea, sono tutt'ora vuoti, e mi tormentano!

— E voi rispondete che sono pieni, e vi lascieranno in pace! Finchè mia nipote non viene quassù, vuol dire che giù si trova bene, ed è inutile scrivere, telefonare, voler sapere... Sapere che cosa?... «Chi sta bene non si muove!» Eh! Mi par naturale!

Dalla grande terrazza dell'albergo, in certe sere chiare di luna, profumate dal tepido odor di pino, si scorgono laggiù, in fondo in fondo, nella parte più bassa e più buia della valle, alcuni punti di luce giallastra: è la cittadina di Bex.

Che caldo, che soffoco, deve fare in quella pianura arsa, cocente, se a Villars, a mille trecento metri, non c'è un filo d'aria!... E che tormento deve essere Luciano... retour de Paris!... Che musi! Che scene!...

Ma la madre non vuol lasciarsi vincere dai tristi pensieri, e interrompe il beato silenzio del fratello che sonnecchia, nell'ora placida della digestione, al chiaro di luna.

— Chi sa, anche questa volta, che bel regalo!

— Regalo?

— Che bel regalo avrà portato Luciano da Parigi alla mia cara Maria!

— Eh!... Certo!

— L'altra volta le ha regalato un filo di perle, del valore di sessanta mila lire!... Regali, bisogna proprio dire, gliene fa molti, sempre magnifici e di buon gusto!