Il signor Trüb non sente nemmeno il complimento sussurrato a mezza voce. Inchini, sgambetti, saltetti; nel ricevere la grande famiglia italiana di prim'ordine sembra addirittura un maestro di ballo!
La duchessina è come un piccolo generale: sente l'odore della battaglia, e assapora la gioia del trionfo! Villars, sarebbe stato il suo regno e il luogo di delizie di Din e Don!
Che fortuna per lei che Maria Grazia sia rimasta a Bex!
Un'occhiata fra le signore sparse nel giardino, una occhiata fra le altre che leggono o passeggiano sotto l'atrio e Remigia ha subito capito il genere: Le francesi sono di Ginevra, le inglesi, Cook e Co; sono in maggioranza le tedesche e però nessun buon gusto, anche in chi vuol fare del lusso, e invece una grande varietà in camicette, dai colori più pappagalleschi.
È vero, per altro, che anche fra gli uomini, un «don Luciano» ancora non s'è visto.
Quella prima sera, la nobile famiglia italiana pranza tardissimo, al restaurant. Si ferma, dopo, appena una mezz'oretta sotto l'atrio, e si ritira assai presto. Sono tutti stanchi dal viaggio, dalla giornata di pioggia, dal cambiamento d'aria. Totò solamente, sebbene sia più stanco e abbia più sonno degli altri, si ferma ancora, saluta le signore, per la fumata d'obbligo, con la classica pipa di radica. In tutto punto nello smoking di Pôole e col berrettino grigio di White, gira su e giù col passo lungo da scavalcar le montagne, il viso arcigno, seccatissimo, annoiatissimo.
Eppure, in cuor suo — altro che noia! — è invece assai agitato. Guarda e osserva a sua volta con le lenti dell'amore e della gelosia, gli ospiti di Villars. Remigia avrebbe dovuto constatare che è molto più inglese lui, di tutti gli inglesi autentici che ci sono alla Tête-pointue: ma Remigia, è tanto dispettosa e civetta!
L'Idola, in quel tempo, ha avuto altro da fare che badare a Totò! Passeggiando seria e contegnosa al braccio della madre, — non ci sono nell'atrio Din e Don e non è l'ora di fare il chiasso, — senza mai guardare in giro, senza nemmeno alzar gli occhi ha già notato che i giovinotti e i giovinetti, quelli che devono essere i campioni della sala da ballo e del tennis la seguono insistentemente con la coda dell'occhio e parlano fra di loro, — e certo di lei, — con grandissima animazione. Ha notato che anche gli uomini seri e gravi, gli uomini maturi, fanno, senza parere, dei giretti e delle fermatine premeditate per vederla più da vicino. Uno, specialmente, con una barbaccia al lucido Nubian. Quello che al primo vederla, ha esclamato, rapito in estasi, col signor Trüb: — «Che bel piedino! Che bel vitino!»
La duchessina Remigia, con Mimì Carfo e con mademoiselle, sono tutte tre al secondo piano. Le camere delle ragazze sono attigue e l'uscio di comunicazione è sempre aperto. Dopo la camera di Remigia, dall'altra parte, c'è un salottino, poi la camera di mademoiselle.
— Sai, Remigia, chi c'è a Villars? — dice Mimì all'amica, mentre ciascuna si spoglia nella propria camera.