— Rispondi, Mimì! Per te o per me? Adoratore tuo o mio?
— Non ho detto nemmeno che sia un adoratore!
— Oh, e allora? — L'Idola fa un'alzata di spalle.
— Mah! Ti divertirai lo stesso! Forse molto di più!... L'ho saputo adesso, dalla Rosa. — La Rosa è la cameriera della duchessa Cristina. — Ne ha visto il naso verde spuntare minaccioso in fondo al corridoio del terzo piano!
— Missis Eyre! — esclama Remigia con un grido di gioia. Quella notizia le basta per far del chiasso, per sfogare l'argento vivo che ha nel sangue. Salta sul letto, salta addosso a Mimì, la bacia furiosamente, tirandole i capelli. Mimì si caccia fin con la testa sotto le coperte... e Remigia a batterla, a farle il solletico, a pizzicarla, continuando a gridare di tutta foga: — Missis Eyre a Villars! O gioia! O gioia! O gioia!
— Lasciami respirare... Non ne posso più... — Mimì, mezzo soffocata, butta via le coperte e cerca con le due mani di allontanare l'Idola che, tutta capelli e voce, pare impazzita. — Non ne posso più... Dio, Dio che caldo!... Lasciami respirare!
Remigia si ferma un istante: ha sentito aprire la camera dopo il salotto.
— Mademoiselle?
È proprio mademoiselle.
— Si può, duchessina Remigia?