La schifiltosa e superba colonnellessa è scandalizzata e indignata contro il «taverniere», il «bettoliere lustrascarpe». — Ecco il vero coco, — non le riesce di dir cuoco, — il vero coco dei cani!
L'Idola, si sa, non manca mai al pasto dei tesöri «cari cari!» Vi assiste circondata da tutta la sua corte con quel carabiniere mutria di Totò, che fa la guardia a due passi di distanza.
Specialmente quando c'è gente e si vede osservata, ella si mostra piena di tenerezze, di moine e di premure per i suoi barboncini.
— Mon Dieu! Mon Dieu! Se a Villars mi prendessero il cimurro! Che disperazione! Ho sempre paura, signor Trüb! Tanta paura!
Il signor Trüb, sgambetti e saltetti, la rassicura.
— A Villars?... Con questo clima?... Con quest'aria balsamica?... Finchè i suoi morettini restano alla Tête-pointue, garantisco io! E poi io me ne intendo; è la mia specialità! Tocchi, signora duchessina: hanno il naso fresco e le orecchie calde. Segno infallibile; stanno benone!
— È sicuro che non c'è il più piccolo ossicino nella zuppa?
— Sicurissimo! L'ho fatta preparare io stesso, sotto i miei occhi!
— Il brodo? Ha allungato il brodo?
— Due terzi di brodo e un terzo di acqua! Non dubiti, signora duchessina! Si fidi di me! Io ho sempre avuto passione pei barboncini!