— Vedremo. Secondo... il tempo.
— Vedere?... Piove che Dio la manda! Che cosa volete vedere? Il Diluvio universale?
— Che diluvio? Domani, sole! Garantito!
— Cià. A Villars sempre così. Piove oggi, e fa bel tempo... domani!
Brontola, brontola, ma a missis Eyre, poco importa della pioggia o del bel tempo. Ella, invece, vuol sapere se i D'Orea e i Moncavallo faranno la salita da Aigle, in carrozza, e con quanti landò, oppure da Bex in ferrovia elettrica, con un treno espresso, o con l'ordinario. Vuol sapere il numero delle persone di servizio, il numero dei bauli, e se i D'Orea e i Moncavallo pranzeranno à table d'hôte o al restaurant, a pensione o alla carta. Vuol sapere, se a quella grande «baraonda italiana» è stato fissato il solo appartamento del primo piano, oppure anche le camere disponibili del secondo. Vuol sapere, ed è questo che più le preme, se la «marmaglia del servidorame» sarà mandata su, al quarto piano, come è l'uso e la convenienza, oppure se quel vero oste esoso e volgare del signor Trüb matura nell'animo l'indelicatezza e la prepotenza di cacciarne una parte anche al terzo e persino... nel suo corridoio!
È tutto questo che la turba, che l'agita, che la tiene in ansia e in curiosità. Ed è così tutti i giorni e tutto l'anno: il suo divertimento, i suoi discorsi, le sue dispute, le sue scommesse, sempre lì! Chi arriva e chi parte dall'albergo. Il suo mondo, d'estate, è la Tête-pointue; d'autunno, Villa d'Este, sul lago di Como; d'inverno, l'hôtel-Royal a San Remo. E la sua occupazione costante di tutto l'anno e in tutti gli alberghi, è quella di far valere, per sè, tutti i diritti e i vantaggi che le accorda la pensione, e di far osservare agli altri, scrupolosamente, tutte le leggi e le prescrizioni e le interdizioni della sala di lettura, della sala di conversazione, della sala di musica e di ballo. Se appena appena missis Eyre vede accendere una sigaretta fuori dal fumatoio — subito pronto — manda un cameriere a farla spegnere. Se manca un giornale, per un momento, nella sala di lettura, si precipita dal portiere a gridare e a strepitare; se alle undici in punto il pianoforte non si ferma a mezzo della battuta, la mattina dopo, prima del caffè e latte, ecco tanto di reclamo «specificato» nella sala della direzione. Il grido della sua anima è uno e trino: proibito-defendu-verboten.
Che importa a missis Eyre della pioggia o del bel tempo?... Non fa mai una escursione perchè soffre «di giramento»; non va mai in carrozza per economia, non esce mai dall'albergo, certo per il timore che qualche «ineducatissimo» colga l'occasione per impadronirsi della sua poltroncina, del suo tavolino, del suo giornale o del suo solito posto al suo solito balcone della veranda. Acqua o sole... non ne prende mai. Missis Eyre si gode il lago, il mare, la montagna, sempre dalla finestra!
— L'autunno scorso, a Villa d'Este, per soli quindici ciorni, quella gente aveva portato cinquantotto bauli! Non si poteva più camminare nel corridoio! Tutto pieno!
Il signor Trüb, non potendo liberarsi della vecchia, pensa di ottenerne, almeno, qualche utile informazione.
— Gente... che spende?