— Milioni! Milioni! Evviva i milioni!

— Vieni qui! Vieni qui! Ascoltami! — supplica ancora la desolata Mimì.

Remigia, d'un salto, torna a sedere sul letto, facendo risonare l'elastico:

— Eccomi, parla, ma io non ti ascolto! — Comicamente si tappa le orecchie con l'indice delle mani.

Mimì, abbracciandola con grande tenerezza, cerca di toglierle una mano dall'orecchio.

— Ma pensa, Remigia! Pensa!... Quell'uomo così brutto, così volgare, vecchio.

Mimì diventa rossa mormorando una parola sulle labbra dell'amica.

— La dentiera?... Cara mia, porteremo in comune con Re Faraone, le gioie, la gloria e le fatiche del regno, ma la dentiera continuerà a portarsela lui solo!

Mimì, sempre rossa rossa, sempre con la bocca quasi sulla bocca di Remigia, riprende ancor più sottovoce con un tremito di angoscia e di terrore:

— Tuo... marito, Remigia!... Tuo marito! Ma pensa, pensa, che cosa vuol dire ma-ri-to...