(sempre sorridendo c. s.) Per me, come desidera. La mia visita sarà brevissima; due parole soltanto per affari, come ho già detto; affari che riguardano particolarmente la signora Santer. (Marino va via. Sofia va via inchinandosi, salutata pure da un inchino e da un sorriso affabile di D. Guglielmo. Marino e Sofia chiudono rispettivamente i loro usci. D. Guglielmo prende da un vecchio portafoglio un foglio di carta grande ripiegato) Una proposta da parte della sua famiglia. (sempre sorridendo: sempre affabilmente) Per questo sono stato mandato, sono venuto: soltanto per questo. Non abbia alcun timore, signora Anna. L'altra volta, che sono stato a Milano a cercarla, allora sì! Allora avevo un altro scopo, un'altra missione... oggi so bene a chi parlo: so bene dove sono e in casa di chi sono.
ANNA
(lo guarda come per rivoltarsi; poi non ha il coraggio di fissarlo: abbassa il capo).
DON GUGLIELMO
No, no, no, le ripeto; non abbia alcun timore. So stare al mio posto. Il suo vecchio parroco, il suo vecchio maestro, ormai non ha più voce in capitolo: io rappresento l'uomo d'affari della sua famiglia.
ANNA
(dopo aver guardato la carta che Don Guglielmo le ha spiegato dinanzi) La vendita di Montairolo?
DON GUGLIELMO
La sua famiglia — quella di una volta — desidererebbe, ed in ciò crede interpretare anche un suo naturale desiderio, desidererebbe, d'ora innanzi, evitare qualunque rapporto, anche d'interessi. Sarei dunque incaricato di proporre alla signora Anna la vendita dei fondi, ora amministrati in comune, e della sua parte, appunto, della casa di Montairolo.
ANNA